Antonio Concas

Conosciuto come Antonello

La mia storia nasce in fabbrica, tra persone, lavoro e cambiamenti. In questo spazio raccolgo le mie esperienze, l’impegno nella vita pubblica e la passione per l’informatica.

Racconto idee e progetti, custodisco la memoria del lavoro e continuo a interrogarmi sul presente.

Ritratto di Antonio Concas, detto Antonello
Fronte della copertina di La fabbrica che eravamo, di Antonello Concas

Il libro · Progetto in lavorazione

La fabbrica che eravamo

Storia di uomini, lavoro, dignità e memoria

Un racconto dedicato all’Innocenti di Lambrate, alle persone che vi hanno lavorato e alla memoria di una comunità. Esperienze personali e testimonianze si incontrano per raccontare una storia collettiva.

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Per molti anni, a Lambrate, il suono delle sirene scandiva il tempo delle giornate. Dietro i cancelli della Innocenti si costruivano macchine, scooter e automobili, ma prendevano forma anche mestieri, relazioni e identità. Intorno alla fabbrica cresceva un quartiere e, insieme al quartiere, una comunità.

La fabbrica che eravamo racconta questa esperienza attraverso le persone che l’hanno vissuta: operai, tecnici, dirigenti e famiglie per le quali il lavoro rappresentava sicurezza, fatica, conflitto, formazione e appartenenza. Dalla nascita dello stabilimento negli anni Trenta, attraverso la guerra, la ricostruzione e la stagione della Lambretta, il racconto accompagna le trasformazioni della Innocenti e della INNSE, le crisi industriali e le lotte dei lavoratori.

Dentro questa storia collettiva si intreccia una vicenda familiare che attraversa due generazioni. Orazio Concas lavorò alla Innocenti per trentacinque anni; suo figlio Antonello entrò nello stabilimento nel 1979 e vi rimase fino al 2014, passando dall’officina al Centro di calcolo e vivendo dall’interno la trasformazione dei mestieri e delle tecnologie.

L’esperienza personale incontra le testimonianze raccolte dall’autore, i documenti, le fotografie e i materiali d’epoca. Ne emerge un patrimonio di saperi e di gesti quotidiani, di solidarietà e tensioni, che aiuta a comprendere quanto una fabbrica potesse incidere sulla vita delle persone e sul territorio.

Il filo che unisce queste pagine è il valore della competenza: ciò che si impara lavorando, si condivide con gli altri e si trasmette a chi viene dopo. Custodire questa memoria significa riconoscere il contributo di uomini e donne alla storia industriale italiana e interrogarsi su ciò che della loro esperienza continua a parlarci oggi.

Opera inedita.

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